Dentro NEITCUS®: la banking dashboard

Terza puntata della rubrica che spiega NEITCUS® pezzo per pezzo. Abbiamo visto la Economic, che dice se l’azienda guadagna, e la Financial, che dice se i soldi ci sono davvero. Adesso entriamo nella Banking, che risponde a una domanda diversa da entrambe: non come stai, ma come ti vede chi ti presta i soldi.

Il giudizio che ti danno senza dirtelo

Ogni azienda italiana che lavora con una banca ha un voto. Non glielo comunica nessuno, non compare in nessun documento che ti arriva a casa, e nella maggior parte dei casi l’imprenditore lo scopre solo per via indiretta, quando chiede un affidamento e gli viene concesso a metà, quando il tasso di rinnovo è più alto di quello dell’anno prima, quando l’anticipo fatture che dava per scontato improvvisamente richiede una garanzia in più.

Quel voto esiste, si aggiorna in continuo e si costruisce su numeri che l’azienda produce da sola. Il paradosso è che sono numeri tuoi, calcolati sulla tua contabilità, e sei l’unico a non guardarli mai.

La Banking Dashboard esiste per questo. Non ti dice cosa ha deciso la tua banca, perché il modello interno di una banca nessuno lo conosce dall’esterno, ma calcola sui tuoi dati gli stessi indicatori che quel modello guarda, li confronta con le soglie che il sistema bancario usa correntemente, e ti dice dove sei prima che te lo dica qualcun altro.

A cosa serve

Serve a rispondere a quattro domande, che sono poi le quattro che si fa un analista del credito quando apre la tua pratica. Quanto devi, e a chi. Quanto ti costa quel debito. Se la tua azienda genera abbastanza per ripagarlo. E se sta rispettando gli impegni che ha firmato quando quel debito lo ha ottenuto.

Come nelle altre dashboard il calcolo parte quando lo chiedi tu, sul periodo che scegli tu tra anno, trimestre e mese, e restituisce quattro indicatori sintetici e cinque analisi grafiche.

I quattro numeri in alto

L’Esposizione Bancaria è quanto devi alle sole banche, e contiene una scelta metodologica che vale la pena spiegare, perché è il punto in cui la maggior parte dei cruscotti sbaglia. Dentro quel numero ci sono anche i conti correnti in rosso, cioè i saldi in avere, che vengono riclassificati come quello che sono, debito bancario a breve, e non lasciati a sottrarsi silenziosamente dalla liquidità. Un’azienda con duecentomila euro su un conto e centottantamila di scoperto su un altro non ha ventimila euro di cassa, ha duecentomila di cassa e centottantamila di debito, e sono due situazioni completamente diverse per chiunque la debba valutare.

Accanto, distinto, c’è il Debito Finanziario Totale, che somma alle banche il leasing e gli altri finanziatori. È questo, e non l’esposizione bancaria, la base su cui vengono calcolati gli indici di leva, perché una rata di leasing pesa sui flussi esattamente come una rata di mutuo. Restano fuori i finanziamenti dei soci, trattati come quasi-equity, per una ragione precisa: sono soldi che nessuno ti chiederà indietro nel momento peggiore.

Il Costo Medio del Finanziamento è il rapporto tra gli oneri finanziari del periodo e il debito bancario medio, annualizzato. Non è il tasso che hai firmato in contratto, è quello che stai pagando davvero, commissioni comprese, ed è quasi sempre più alto di quello che l’imprenditore crede di pagare.

Il DSCR, Debt Service Coverage Ratio, misura quante volte l’EBITDA copre il servizio del debito dell’anno, cioè la somma di quote capitale rimborsate e interessi pagati. Anche qui c’è una scelta di metodo che conta: se stai guardando un trimestre, l’EBITDA viene annualizzato, mentre il servizio del debito viene sempre calcolato sull’intero anno, perché le rate sono un impegno annuale e confrontare la redditività di tre mesi con le rate di tre mesi produrrebbe un numero che sembra corretto e non significa niente.

Chiude il Debt/EBITDA, che dice quanti anni di redditività operativa servirebbero per azzerare il debito finanziario, ed è il numero che in banca pesa più di quasi ogni altro.

Le due righe orizzontali

Il primo grafico è l’andamento del DSCR nel tempo, per trimestri se guardi l’anno, per mesi se guardi un trimestre, per settimane se guardi un mese. Sopra la curva corrono due linee tratteggiate: una a 1,2 e una a 1,0.

La prima è la soglia di sicurezza, ed è il livello minimo che NEITCUS® considera accettabile, allineato a quello che le convenzioni bancarie scrivono più spesso nei contratti. La seconda è la linea critica, e sotto quella linea la questione non è più il rating: significa che l’azienda non genera abbastanza per pagare le rate che ha già firmato, e che la differenza la sta mettendo qualcun altro, i fornitori pagati in ritardo oppure un fido usato per coprire le scadenze.

Il valore del grafico non è il punto in cui sei oggi. È la pendenza. Un DSCR che scende da 2,1 a 1,6 in tre trimestri, pur restando sopra entrambe le soglie, è un’informazione più importante di un DSCR fermo a 1,3, e la vedi solo se la guardi nel tempo.

Da dove arrivano i soldi

Il secondo grafico scompone il debito per tipologia, e distingue mutui e finanziamenti a medio lungo termine, banche a breve e anticipi, leasing, altri finanziatori, e i conti in avere di cui sopra. I finanziamenti dei soci compaiono in grigio, visivamente separati, perché non sono debito finanziario nello stesso senso degli altri.

Sotto il grafico c’è una nota che sembra marginale e non lo è: una concentrazione sopra il cinquanta per cento su una singola tipologia aumenta il rischio. Un’azienda che ha tutto il proprio debito in anticipi fatture ha una struttura fragile anche se gli indici sono buoni, perché quel tipo di linea si può ridurre da un giorno all’altro, mentre un mutuo a cinque anni è un impegno che la banca ha preso e non può richiamare quando cambia idea. La diversificazione delle fonti non è un esercizio da manuale, è la differenza tra avere tempo e non averlo.

Il rating simulato, e come si calcola davvero

Il terzo riquadro mostra una lettera, dalla AAA alla D, con un punteggio da zero a cento e una fascia di rischio. È la parte che colpisce di più chi apre la dashboard per la prima volta, ed è anche quella che rischia di essere fraintesa, quindi conviene aprirla e mostrare come funziona.

Il punteggio nasce da tre soli indicatori, pesati. Il DSCR vale quaranta punti, il Debt/EBITDA trentacinque, il Current Ratio venticinque. Ciascuno assegna il proprio punteggio a scaglioni: sul DSCR si prendono tutti e quaranta i punti da 2,0 in su, trenta da 1,5, venti da 1,2, dieci da 1,0, e zero sotto. Sul Debt/EBITDA si prendono trentacinque punti sotto 2,0, venticinque sotto 3,0, quindici sotto 4,0, cinque sotto 6,0. Sul Current Ratio venticinque punti da 2,0 in su, venti da 1,5, quindici da 1,2, dieci da 1,0.

La somma finisce su una scala: da novanta in su AAA, da ottanta AA, da settanta A, tutte fasce di investment grade; a sessanta si è al limite con la BBB; sotto si entra nello speculative grade con BB e B, e sotto i trenta punti si scende nella zona ad alto rischio, CCC e D.

Due cose vanno dette con chiarezza. La prima è che questo non è il rating della tua banca, che resta un modello proprietario con dentro anche la Centrale Rischi, la storia dei rapporti, il settore e valutazioni qualitative. È una simulazione costruita sugli stessi fondamentali quantitativi, e serve a capire la direzione, non a prevedere una delibera.

La seconda riguarda le aziende senza debito finanziario, ed è il tipo di dettaglio che distingue uno strumento pensato da uno assemblato. Un’azienda che non ha debiti non può avere un DSCR, perché non c’è nulla da coprire, e assegnarle una AAA sarebbe una sciocchezza travestita da buona notizia. In quel caso NEITCUS® cambia scala: il punteggio viene calcolato sul solo Current Ratio e il giudizio smette di essere una lettera per diventare una valutazione di solvibilità a breve, da ottima a stressata. Non è la stessa domanda, e quindi non è la stessa risposta.

Debito contro liquidità

Il quarto grafico sovrappone due curve, il debito bancario e la liquidità disponibile, periodo per periodo. Serve a leggere una cosa sola, la distanza tra le due linee e il modo in cui cambia.

Anche qui c’è un dettaglio di metodo che vale la pena raccontare, perché è il genere di errore che rende inutile un grafico senza che nessuno se ne accorga: la liquidità mostrata è quella riclassificata, cioè al netto dei conti in avere che sono già dentro la linea del debito. Se non lo fosse, lo stesso scoperto di conto verrebbe contato due volte, in aumento sui debiti e in diminuzione sulla cassa, e la forbice apparirebbe più larga del vero.

I covenant, cioè le promesse che hai firmato

L’ultima sezione è la più concreta di tutte, e monitora quattro parametri con altrettanti indicatori a semaforo, ognuno con la propria soglia.

Il DSCR è rispettato da 1,2 in su, in attenzione tra 1,0 e 1,2, violato sotto 1,0. Il Debt/EBITDA è rispettato fino a 3,0, in attenzione fino a 6,0, violato oltre. Il Current Ratio è rispettato da 1,2, in attenzione fino a 1,0, violato sotto. L’Interest Coverage, cioè quante volte l’EBITDA copre gli oneri finanziari, è rispettato da 4,0 in su, in attenzione fino a 2,0, violato sotto.

Vale la pena ricordare cosa significa quella parola in un contratto di finanziamento. Un covenant è un impegno che l’azienda sottoscrive, e la sua violazione dà alla banca facoltà di intervenire, nei casi più seri fino alla revoca della linea o alla richiesta di rientro anticipato. Nella pratica quasi mai si arriva lì, perché la banca preferisce rinegoziare, ma la rinegoziazione avviene da una posizione di debolezza. Sapere con sei mesi di anticipo che un parametro sta scivolando verso la soglia è l’unica cosa che permette di arrivare a quel tavolo avendo già fatto qualcosa.

Quando l’azienda non ha debito finanziario, i parametri che presuppongono un debito non risultano rispettati e nemmeno violati: risultano non applicabili, e restano fuori dal conteggio. Sembra ovvio e non lo è, perché un sistema che incasella per forza ogni valore in una delle tre caselle finisce per dare rossi a chi non ha alcun problema.

I numeri della nostra PMI

Torniamo all’azienda manifatturiera delle prime due puntate, otto milioni di ricavi caratteristici, un EBITDA di seicentoventimila euro, un milione e duecentomila di debiti finanziari e trecentoventimila di liquidità.

Di quel milione e duecentomila, un milione è verso le banche tra mutuo e anticipi e duecentomila è leasing sui macchinari. Il servizio del debito dell’anno vale trecentosessantottomila euro, tra trecentoventimila di quote capitale e quarantottomila di interessi, e il DSCR risulta quindi di 1,7 volte, sopra entrambe le linee del grafico. Il Debt/EBITDA si ferma a 1,9 volte, dentro la fascia migliore. Il costo medio del finanziamento è del quattro virgola sei per cento. Il Current Ratio, con tre milioni di attivo corrente contro un milione e seicentomila di passivo corrente, vale 1,9 volte. L’Interest Coverage supera le dodici volte.

Il punteggio che ne esce è ottantacinque su cento, cioè una AA in fascia investment grade, con tutti e quattro i covenant rispettati. Questa azienda, in banca, è una buona azienda.

Ed è esattamente qui che la rubrica si chiude su sé stessa, perché è la stessa azienda che nella puntata precedente aveva sedici giorni di autonomia di cassa. Il rating dice che sei in grado di ripagare il debito che hai preso, e su quello ha ragione. Non dice che il ventisette del mese hai i soldi per gli stipendi, perché quella non è la domanda a cui risponde. Chi legge una sola delle due dashboard si porta a casa metà della verità, e nel primo caso è la metà rassicurante.

Una sola tabella di soglie per tutta la piattaforma

C’è una cosa che non si vede a schermo e che è forse la più importante di questa dashboard. Tutte le soglie di cui abbiamo parlato, quelle del DSCR, quelle del Debt/EBITDA, del Current Ratio, dell’Interest Coverage e le bande del rating, stanno scritte in un solo posto dentro NEITCUS®, e da lì le leggono la Banking Dashboard, il Forecast, il Playground degli scenari e i prompt che alimentano l’intelligenza artificiale.

Sembra un dettaglio da programmatori, ed è invece la ragione per cui lo strumento è affidabile. Quando le stesse soglie sono riscritte in punti diversi del sistema, prima o poi due parti dello stesso software danno due giudizi diversi sullo stesso numero, e l’imprenditore si ritrova con un covenant in attenzione nel cruscotto e lo stesso indicatore giudicato buono nel report della stessa azienda. Un contatore che si contraddice non si limita a essere impreciso, smette di essere credibile, e con lui smette di esserlo tutto il resto.

Cosa dice la legge

Vale anche qui l’articolo 2086 comma 2 del codice civile, con il suo dovere di istituire assetti adeguati alla rilevazione tempestiva della crisi, ma sul versante bancario il Codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza è ancora più esplicito. Tra i segnali che il suo articolo 3 indica come rilevanti per l’organo amministrativo compaiono le esposizioni verso banche e altri intermediari finanziari scadute da oltre sessanta giorni, quando superano una quota significativa del totale delle esposizioni.

Il legislatore, in altre parole, ha messo nero su bianco che il rapporto con il sistema creditizio è un indicatore di continuità aziendale, non una faccenda amministrativa. Chi lo controlla una volta all’anno, quando arriva il bilancio, formalmente non sta controllando niente.

Dove entra l’intelligenza artificiale

L’analisi AI si apre da un pulsante e restituisce sette blocchi, con un taglio dichiaratamente bancario: sintesi dell’esposizione, punti di forza, rischi con impatto sulle relazioni bancarie, la sezione dedicata ai covenant, cinque azioni prioritarie con implementazione e beneficio atteso, lo score di sostenibilità finanziaria e la valutazione della struttura rispetto al settore e alla dimensione dell’azienda.

Il vincolo più interessante è quello che l’imprenditore non vede. Il motore riceve il rating già calcolato dalle funzioni deterministiche, con l’istruzione esplicita di riportarlo così com’è, di non ricalcolarlo e di non proporne uno alternativo: può spiegare perché quel punteggio è quello, non può cambiarlo. Allo stesso modo, quando l’azienda non ha debito finanziario, all’AI viene impedito di elencare rischi bancari, perché non ci sono relazioni bancarie da mettere a rischio e riempire una sezione con ipotesi sarebbe l’unico modo di sbagliare.

È la stessa linea di confine delle altre due puntate. I numeri li calcola la matematica sui dati del libro giornale, l’intelligenza artificiale li legge e li spiega, e non le è consentito di attraversare quella linea nemmeno per farti un favore.

Quello che la Banking non dice

La Banking dice come ti vedono oggi, sui numeri di ieri. Non dice cosa succede se il prossimo anno assumi due persone, compri un impianto o chiedi un finanziamento nuovo, e quella è la domanda che decide se un’azienda cresce oppure aspetta. È la parte del sistema dove i numeri smettono di raccontare quello che è successo e cominciano a rispondere ai se, e la vedremo alla prossima puntata.

In banca non conta quanto guadagni. Conta quanto sei prevedibile.